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martedì 25 novembre 2008

GLI ANGELI E GLI ANIMALI

Gli angeli hanno due modi per manifestarsi agli uomini. La Bibbia li fa intervenire subito “in carne ed ossa” ,di colpo, presso i loro protetti, oppure li mostra mentre si rivelano ai profeti in splendide visioni. Nel Nuovo Testamento, le visioni di angeli come quelle al diacono Filippo (Atti 8, 26) ed a Cornelio (Atti 10, 3) sono più rari rispetto all’Antico Testamento. Gli angeli sono presenti alla nascita di Gesù, essi appaiono ai pastori di Betlemme per annunciare loro la buona novella e cantare la gloria di Dio (Lc 2, 8-20); essi sono anche alla tomba del Risorto, “vestiti di abiti d’un allucinante biancore” (Lc 24, 3) per consolare le donne ed incaricarle di un messaggio di speranza per gli apostoli (Mc 16, 7). Sempre negli Atti, noi vediamo un angelo liberare miracolosamente dalla prigione gli Apostoli (Atti 3, 19), poi Pietro (Atti 12, 7-10).
Santi e mistici conoscono questi due tipi di manifestazioni angeliche, che talvolta s’intrecciano e si completano: visione nell’estasi, prossimità palpabile e quasi materiale. Di più, quando essi non si presentano sotto parvenza umana, gli spiriti celesti si compiacciono di prendere delle forme per lo meno insolite, senza dubbio per motivi di discrezione, o di anonimato. Il caso più misterioso è quello del cane Grigio, che accompagnò San Giovanni Bosco (1815-1888) durante più di trent’anni. Apparso una sera del 1852, questo strano e molto intelligente animale arrivava sempre al momento in cui il santo sacerdote era in pericolo: una sera d’inverno egli rientrava a casa sua abbastanza tardi, scorse sul corso Regina Margherita un individuo che, imboscato dietro un albero, gli scaricò a bruciapelo due colpi di pistola. Fortunatamente non fu colpito. Allora l’uomo si gettò su Don Bosco, per ucciderlo, chi sa in quale modo! Egli lo avrebbe certamente strangolato, se in quell’istante un urlo spaventoso non avesse risuonato e se una bestia furiosa non si fosse lanciata sul dorso dell’aggressore. Il miserabile non ebbe che il tempo di fuggire, mentre Don Bosco, rientrato dalla sua emozione, accarezzava con gratitudine il pelo del bravo cane.
Don Bosco aveva numerosi nemici, chiaramente i Valdesi che, più d’una volta, cercarono di attentare alla sua vita. Una sera, due sicari lo strinsero in una stradina oscura di Torino: I due malviventi si precipitarono su di lui e gli incappucciarono la testa in un sacco. Dibattendosi, Don Bosco giunse a sbarazzarsi da quel cappuccio, ma allorché il più robusto di essi lo racchiuse così ermeticamente che fu impossibile chiamare aiuto. Egli stava per cadere alla loro completa mercé, quando un terribile ruggito scoppiò a due passi: era Grigio. In un secondo, egli ebbe liberato il suo padrone che, liberato dalla stretta, scorse uno dei due aggressori filare a tutta velocità, mentre l’altro, coricato a terra, era tenuto innocuo dai denti dell’animale applicati alla sua gola. “Chiamate il vostro cane, urlava l’uomo, mi strozza.- Io lo farò, se tu mi prometti di essere saggio. – tutto quello che volete”, disse il malandrino. Allora Don Bosco parlò alla sua buona bestia, che lasciò la presa, e l’uomo se ne fuggì a tutta velocità sulle sue gambe.
Un’altra volta, Grigio lo salvò da una banda di forsennati, giunti a prestar man forte ad uno di loro che aveva aggredito il sacerdote,ma don Bosco , robusto, aveva già sganciato un solido pugno al truculento che l’aggrediva con un bastone e che cadde a terra urlando: A quel grido, da tutti i cespugli vicini sorsero degli individui loschi, posti all’occorrenza per prestar man forte in caso di bisogno. Don Bosco era perduto: alcuni secondi ancora ed egli cadeva ucciso, quando l’abbaiare feroce del “Grigio” si fece sentire. Con alcuni salti egli fu là, ed ora, girava e rigirava intorno a Don Bosco grugnendo in modo eloquente e mostrando dei denti impressionanti. Uno ad uno i malandrini se la squagliarono nella vicina campagna.
Quel cane che, al momento provvidenziale, sorgeva da non si sa dove e se ne ritornava non si sa dove, e nessuno incontrò mai nelle vie di Torino, né vide mai mangiare o bere – benché i fanciulli del patronato gli avessero sovente presentato dei pezzi di carne o di zucchero -, si comportava in ben strana maniera: Una sera, anziché fargli da scorta, egli impedì chiaramente a Don Bosco di uscire da casa sua. Si allungò sulla soglia della sua dimora, e nessuno poté allontanarlo. Per una volta, egli si mostrava cattivo verso il suo padrone: se fosse stato necessario, lo avrebbe ballonzolato, respinto con tutta la forza dalla porta all’interno dell’alloggio. Prima di giungere a questo mezzo estremo, egli si accontentava di ruggire a gola chiusa. “Se non vuoi ascoltarmi, ascolta almeno questa bestia: essa ha più ragione di te”, disse a suo figlio mamma Margherita, che da una mezz’ora si opponeva all’uscita notturna. Don Bosco ascoltò la bestia, e ben gliene occorse, poiché meno d’un quarto d’ora dopo un vicino accorse per supplicare Don Bosco di non mostrarsi quella sera, poiché aveva sorpreso una conversazione indicante chiaramente che si preparava un attentato contro di lui.
L’ultima volta che Don Bosco vide Grigio, era nel 1883. egli si era perduto, ed il cane, che in tanti anni non aveva ancora preso un pelo bianco, benché lo affiancassa da ben trentadue anni – longevità perlomeno sorprendente – lo rimise sulla buona strada, poi lo accompagnò fin sulla soglia del patronato, prima di scomparire per sempre nella notte: San Giovanni Bosco è senza dubbio il solo uomo che abbia avuto un cane per angelo custode, od un angelo che si travestiva da cane. Quando, alla fine della sua vita, lo si interrogava sullo strano animale che si era istituito suo protettore , Don Bosco, si scusava e rispondeva sbiascicando: - Dire che era un angelo farebbe ridere. Ma non si può dire che fosse un cane come gli altri.
L’angelo custode della fondatrice francese Marie Du Christ (Raymonde Bonnenfant, 1907-1973) rivestiva la forma di un’aquila per portarla in bilocazione in dei viaggi lontani, mentre che quello di Anna Ebele (1917-1985) – la giovane ragazza tedesca ch’egli aveva protetta dallo stupro dei soldati – si manifestava come un passero che veniva a posarsi familiarmente sulla sua spalla o sulle sue mani: “Prendo questa forma al fine di poter conversare con te senza attrarre l’attenzione. Tu devi tenere nascoste tutte le grazie che ti fa il tuo Sposo”. Questi “travestimenti” non hanno nulla di sorprendente, quando si sa quello che accadde a Zeitoun, in Egitto, negli anni 1968-1969. la Vergine Maria si mostrò, silenziosa e circondata di luce, al di sopra della cupola dì una chiesa copta, visibile da migliaia di persone di ogni credo. Si potette anche fotografare quella sagoma luminosa, così come gli esseri misteriosi che l’accompagnavano: Inoltre, il giorno che vi era apparizione, vi erano sempre dei colombi giganti, tanto bianchi quanto la Vergine, che dapprima percorrevano tutto il cielo di quel quartiere.
Tutte le testimonianze coincidono: La seconda volta, erano dei piccioni in pieno cielo, verso le due del mattino, cosa che non poteva aver luogo perché, come voi sapete, i piccioni non volano mai la notte; ed erano dei piccioni di colore brillante, assolutamente brillante.
Quegli strani uccelli di luce avevano un comportamento perlomeno singolare: All’epoca delle apparizioni, vi erano delle stelle e dei piccioni. I piccioni apparivano, alcuni venivano al di sopra delle nostre teste e formavano una croce. Essi erano luminosi talvolta ed altre volte rassomigliavano a dei piccioni reali. Vi era talvolta della luce che partiva dai loro becchi o dalle loro code.
I fedeli erano convinti che erano degli angeli che facevano scorta alla loro Regina, e questo tanto più che diverse persone videro talvolta al loro posto delle sagome di adolescenti luminosi.
Don Marcello Stanzione

martedì 7 ottobre 2008

SAN FRANCESCO E L’IDEOLOGIA ANIMALISTA

Di don Marcello Stanzione


San Antonio abate, che si festeggia il 17 Gennaio, è considerato il protettore degli animali domestici, mentre san Francesco d’Assisi che si festeggia il 4 Ottobre, viene considerato il protettore dei volontari della protezione animali che in quella data indicono la loro giornata di sensibilizzazione nazionale. Indubbiamente il rapporto dell’uomo occidentale con gli animali è negli ultimi decenni sensibilmente migliorato. E’ infatti cresciuta la percezione dell’interdipendenza biologica tra il mondo umano e quello animale all’interno di ecosistemi i cui equilibri multipli possono venire garantiti soltanto da una mutua condivisione delle risorse della terra. In una recente sentenza dell’Alta Corte del Kerala si sottolinea che gli animali: “ anche se non appartengono al genere homo sapiens, sono esseri viventi che hanno diritto a un’esistenza dignitosa e ad un trattamento umano senza crudeltà e torture… Quindi, non è solo nostro dovere fondamentale mostrare compassione per gli amici animali, ma anche riconoscere e proteggere i loro diritti…Se gli uomini hanno diritti fondamentali, perché gli animali non possono averli?”. L’esigenza di fornire agli animali un’esistenza dignitosa è configurata dall’Alta Corte del Kerala come un vero e proprio diritto, che sta, a sua volta, a fondamento di una serie ulteriore di diritti che vanno dalla nutrizione e dall’attività fisica alla libertà dalla sofferenza e dalla paura, fino all’offerta della opportunità di interagire con altri soggetti della stessa specie. Ma è lecito e possibile parlare di “diritti degli animali”? Per la dottrina cattolica tra gli uomini e gli animali esiste una differenza non solo accidentale o quantitativa, ma sostanziale e qualitativa. L’uomo, a differenza di tutti gli animali, comprese le scimmie più evolute, è un essere intelligente e libero, ha un’anima spirituale e un destino soprannaturale. Solo agli uomini e alle donne spetta la dignità di persona umana, con i conseguenti diritti che ne derivano. Gli animali non sono “persone”, proprio perché non sono capaci di intendere e di volere: non hanno diritti perché non hanno doveri. I loro comportamenti seguono la legge dell’istinto, impressa dal Signore nella loro natura. L’uomo ha in comune con gli animali la natura fisica, ma ciò che da essi lo distingue è la natura razionale. Questa natura fa si che l’uomo non assecondi tutti gli istinti del suo corpo, ma li reprima, li ordini e li finalizzi verso fini superiori. La legge naturale non è dunque la legge zoologica degli esseri viventi, ma l’ordine morale e metafisico del creato che l’uomo può scoprire con la sua ragione. Come afferma il prof. Roberto De Mattei: “Il processo di degradazione intellettuale del nostro tempo vorrebbe trasformare gli uomini in bestie negando loro la natura spirituale, e gli animali in umani, attribuendo loro la dignità di persone”. Per noi cattolici è sconcertante la notizia dell’approvazione da parte del parlamento spagnolo del 26 giugno 2008 di una legge che estende alle “grandi scimmie” (gorilla, scimpanzé, oranghi) alcuni diritti umani. E’ questa la logica ugualitaria del “Progetto Grande Scimmia” Proposto da Tom Regan o dall’australiano Peter Singer e dall’italiana Paola Cavalieri e recepito da Zapatero. I due animalisti sostengono che tra uomini ed animali non esisterebbero confini, né biologici né morali. Ciò che attribuirebbe diritti ad un essere vivente, non è secondo essi, la ragione e la volontà, ma l’autocoscienza e la capacità di soffrire e di godere. Uno scimpanzé, ma anche un cane avrebbero un grado maggiore di una persona cerebroleso. Per questi animalisti, i feti, gli handicappati, i neonati, sono considerati esseri viventi, ma non persone. Singer nel suo testo “Etica pratica” attribuisce la qualifica di persone, con conseguenti diritti, a scimpanzé, balene,delfini, cani, gatti, maiali, foche, orsi in una lista che egli definisce ancora incompleta, ma che seleziona “specie dotate di facoltà mentali sviluppate”. Le conseguenze di tali premesse sono inesorabili. La vita non solo di un feto, ma di un neonato, ha meno valore della vita di un cane o di uno scimpanzé. Un bambino appena nato, sostiene Singer vale quanto una lumaca. Invece per la dottrina cristiana quando Dio ebbe creato il mondo e gli dette a re l’uomo, creato a sua immagine e somiglianza, mostrò all’uomo tutte le creature e volle che egli desse loro un nome, per distinguere queste da quelle. E, si legge nella Genesi “che ogni nome che Adamo diede agli animali era buono, era il vero nome”. Ed ancora nella Genesi si legge che Dio, avendo creato l’uomo e la donna, disse: “Facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza, perché domini i pesci del mare, i volatili del cielo, le bestie e tutta la terra e i rettili che strisciano su di essa”. E, creata la donna, come egli fatta ad immagine e somiglianza di Dio, disse Dio all’uomo ed alla donna: “Crescete e moltiplicatevi, riempite la terra e rendetela soggetta, e dominate sui pesci del mare, sui volatili del cielo e sopra tutti gli animali che si muovono sulla terra”, e disse ancora: “Ecco, vi ho date tutte le erbe che fanno seme sulla terra e tutte le piante che hanno in sé semenza della loro specie, perché servano da cibo a voi ed a tutti gli animali della terra ed agli uccelli del cielo ed a quanto si muove sulla terra ed ha in sé anima vivente, affinché abbiano vita”.
Gli animali e le piante, e tutto quanto il Creatore ha creato per utile dell’uomo, rappresentano dunque un dono d’amore ed un patrimonio dato in custodia dal Padre ai figli, perché lo usino con loro utile e con gratitudine verso il Datore di ogni provvidenza. Perciò vanno amati e trattati con giusta cura. Che diremmo noi di un figlio al quale il padre desse vestiti, mobili, denaro, campi, case, dicendo: “Te li dono per te e per i tuoi successori perché abbiate di che essere felici. Usate di tutto questo con amore, in ricordo del mio amore che ve lo dona”, e che poi, sia il figlio che i figli di lui, lasciassero rovinare tutto o dilapidassero ogni bene? Diremmo che non hanno fatto onore al padre , che non hanno amato il padre ed il suo dono. Ugualmente l’uomo deve avere cura di quanto Dio, con cura provvidenziale, gli ha messo a disposizione. Cura non vuol dire idolatria, né affetto smodato per le bestie o le piante, o qualsiasi altra cosa. Cura vuol dire senso di pietà e di riconoscenza per le cose minori, che ci servono e che hanno la loro vita, ossia la loro sensibilità.
L’anima vivente delle creature minori, delle quali parla la Genesi, non è l’anima quale l’ha l’uomo. E’ la vita, semplicemente la vita, ossia l’essere sensibile alle cose attuali, tanto materiali che affettive. Quando un animale è morto, è insensibile, perché con la morte per esso è la vera fine. Non c’è futuro per esso. Ma finché è vivente soffre la fame, il freddo, la stanchezza, è soggetto a ferirsi e soffrire, a godere, ad amare, ad odiare, ad ammalarsi e morire. E l’uomo, in ricordo di Dio che gli ha dato quel mezzo per rendergli meno aspro l’esilio sulla terra, deve essere umano verso le creature minori che sono gli animali. Nel Libro di Mosè non è forse prescritto di avere sensi di umanità anche per gli animali, volatili o quadrupedi che siano?
Bisogna saper vedere con giustizia le opere del Creatore. Se si guardano con giustizia si vede che sono “buone”, e cosa buona va sempre amata. Si vede che sono cose date per fine buono e per impulso d’amore, e come tali le possiamo, le dobbiamo amare, vedendo, oltre l’essere finito, l’Essere Infinito che le ha create per noi. Si vede che sono utili, e come cose utili vanno amate. Nulla, ricordiamocelo bene, è stato fatto senza scopo nell’universo. Dio non sciupa la sua perfetta potenza in cose inutili. Il filo d’erba non è meno utile del tronco poderoso al quale si appoggia un temporaneo rifugio. La stilla di rugiada, la piccola perla della brina, non sono meno utili dell’immenso mare. Il moscerino non è meno utile dell’elegante, ed il verme che sta nel fango del fossato meno della balena. Nulla di inutile è nel creato. Dio tutto ha fatto con fine buono, con amore per l’uomo. L’uomo deve usare tutto con retto fine e con amore per Dio, che gli ha dato tutto quanto è sulla terra perché sia suddito al re del creato.
Talvolta noi diciamo che l’animale serve, spesso meglio degli uomini, gli uomini. Gli animali, le piante, i minerali, gli elementi superano tutti l’uomo nell’ubbidire, seguendo passivamente le leggi creative, od arrendendosi all’addomesticamento allo scopo per il quale sono stati creati. La sensibilità dei cristiani nei confronti degli animali e l’impegno a creare condizioni perché possano vivere dignitosamente nasce dal dato biblico e respinge le tesi di animalisti estremisti, le cui tesi vanno dall’abbandono di ogni forma di specismo, all’assegnazione agli animali di un valore inerente fino alla possibilità di applicare loro lo stesso concetto di persona. Come cristiani, mantenendo intatta l’asimmetria tra mondo animale e mondo umano, è possibile utilizzare il termine diritti anche in riferimento agli animali se lo si intende in senso derivato, non attribuendogli cioè il significato di tutela del margine di responsabilità morale della persona, ma limitando la sua definizione alla pretesa di ottenere il rispetto del proprio essere, e in particolare la propria integrità fisica e psichica. Sono anticristiani tutti gli atteggiamenti verso gli animali ispirati all’indifferenza e alla crudeltà.

mercoledì 20 agosto 2008

LA GENESI, LA NATURA E L’UOMO : UN LEGAME ANCESTRALE MA SPESSO DIMENTICATO DALL'UOMO.


«E Dio disse: Facciamo l'uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra. Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò. Dio li benedisse e disse loro: Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente, che striscia sulla terra.» (Genesi 1,26-28) «Il Signore Dio plasmò l'uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l'uomo divenne un essere vivente. » (Genesi 2,7) «Con il sudore del tuo volto mangerai il pane; finché tornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere tornerai!». (Genesi, 3,19) «Il Signore Dio lo scacciò dal giardino di Eden, perché lavorasse il suolo da dove era stato tratto». (Genesi, 3.23)
In questi versetti della Genesi è racchiuso tutto il progetto divino riguardante l’umanità ed il rapporto uomo-natura. L'essere umano, creato con lo stesso materiale della terra, è passato da una posizione di puro dominio ad una posizione di dipendenza dalla natura, la quale fornisce all’umanità i mezzi per la sussistenza ma è anche dotata di una sua vita autonoma. Si può dominare e soggiogare, ma entro determinati limiti e particolari condizioni. L' uomo non ne può disporre secondo il suo egoismo (questo concetto non esiste nelle Sacre Scritture) in quanto agendo in questo modo si autodistrugge.
La Natura, che è eterna, ristabilisce continuamente gli equilibri alterati eliminando gli elementi squilibranti. Con la cacciata dall’Eden l’uomo, essendo dotato di libero arbitrio, diventa l’unico elemento squilibrante del sistema perché ne è costretto per sopravvivere. Altera col proprio lavoro gli equilibri naturali in un processo continuo che va sotto il nome di antropizzazione. Esempi di questo processo sono il disboscamento al fine di ottenere zone edificabili o coltivabili, la coltivazione stessa e lo sbancamento del terreno per la costruzione di strade. L’azione umana può innescare processi irreversibili, come l’impoverimento dei terreni e il loro isterilimento che dipendono fortemente dall’uso di un territorio, dal modo di coltivarlo e di sfruttarlo.
Allora, qual è il rapporto tra l'uomo e la Natura? Nel pensiero biblico l'uomo è al centro del creato ed è posto al vertice della creazione, concetto rafforzato con l'affermazione: “Dio fece l'uomo a sua immagine e somiglianza”, che troviamo nel libro della Genesi. Nella Lettera di San Paolo ai cristiani di Roma leggiamo questo brano: «La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio; essa infatti è stata sottomessa alla caducità, non per suo volere ma per volere dì colui che l'ha sottomessa, e nutre la speranza di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione, per essere nella libertà della gloria dei figli di Dio. Sappiamo infatti bene che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto; essa non è la sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l'adozione a figli, la redenzione del nostro corpo» (Rm 8,19-23). Un brano enigmatico, difficile da interpretare tranne che, quando San Paolo dice: “il fatto di avere un corpo unisce l'uomo al cosmo.” Il libero arbitrio, che ha permesso ad Adamo di mangiare la mela del peccato, è lo stesso che ogni giorno Dio ci ha dato. Pensiamo inoltre se il clonare gli animali, il tentare di creare nuove specie, il sostituire le piante che hanno nutrito per millenni il genere umano sono davvero una conquista o l’inizio della fine? Inoltre, è sufficiente sfogliare le pagine di qualsiasi quotidiano e seguire i telegiornali per sentire parlare di frane, inondazioni, slittamenti di paesi collinosi a valle o di rifiuti che hanno dato delle accelerazioni di alcune malattie mortali e difficili da gestire per capire l’importanza e la responsabilità delle nostre scelte. Tutte cose che dipendono da noi e che sono manifestazione di comportamenti di vita basilari che si traducono anche nel voto con il quale scegliamo chi gestirà il rapporto uomo-natura. Il nostro pianeta non è certamente l’Eden ma è bello ed interessante e bisogna averne rispetto e cura anche se molti sembrano averlo dimenticato.

articolo pubblicato su: http://www.pontifex.lazio.it/

scritto da: Alessia Saggese, Vincenzo Piscicelli

martedì 20 maggio 2008

Il seguente articolo è un omaggio/benedizione di don Marcello Stanzione a questo blog neonato.

ECOLOGIA, ECOLOGISMO E CHIESA CATTOLICA





Da oltre quarant’anni la questione dell’ambiente si è sempre più imposta all’attenzione pubblica mondiale e il cattolicesimo, attraverso il magistero sociale dei pontefici e attraverso le dichiarazioni di numerose conferenze episcopali, ha proposto come soluzione del fenomeno una precisa strategia che avesse come base una visione teologica, biblica ed etica che rinunciasse alle semplici citazioni dei luoghi comuni da tutti condivisi. Recentemente il cardinale Renato Raffaele Martino ha spiegato che la Santa Sede parteciperà all’esposizione internazionale su: “Acqua e sviluppo sostenibile” che si svolgerà a Saragozza dal 14 giugno al 14 settembre e che tale decisione farà da contrappunto a certe catastrofiche concezioni ambientaliste, che sono portate avanti da molti gruppi apocalittici, sia di stampo religioso che di stampo politico. Con il termine “ecologia” si intende lo studio scientifico della situazione ambientale del nostro pianeta, le cause del suo degrado e gli opportuni interventi per il miglioramento della situazione.
L’ecologia è una scienza relativamente recente, il suo nome risale al 1866 e le fu dato da Haeckel. Solo agli inizi del 1900 si svilupparono ampiamente la climatologia, la pedologia, la fisiologia geografica vegetale e animale. Nel 1949 W. C. Allee in collaborazione con altri scienziati compose “Principles of animal ecology” e nel 1953 Odum scrisse il famoso “Fundamentals of ecology” che è uno dei testi classici di questa moderna scienza. Con il termine “ecologismo”, invece intendiamo diverse visioni ideologiche che esigono un rapporto nuovo tra uomo, natura e ambiente.
L’ecologismo è contro l’industrialismo nella sua forma attuale e la soluzione del problema ambientale va trovata nel coraggio di dire “no” al consumismo e alla società materialistica fine a se stessa, per poter lasciare al “prossimo del futuro” acqua potabile, aria respirabile e foreste verdeggianti. A livello politico, il movimento ecologista è sempre stato contro, sia allo schema neoliberista del capitalismo avanzato, sia allo statalismo pianificato come fu realizzato nei paesi dell’area comunista prima del crollo del muto di Berlino, ed insiste soprattutto sul decentramento delle decisioni e sulla partecipazione economica e politica. Per i movimenti ecologisti è fondamentale il cambiamento nei modi di produzione industriale, ricorrendo per esempio alle fonti di energia non inquinanti, come l’energia solare, geotermica, eolica o marittima e non quindi al petrolio o al carbone, abolendo così l’utilizzo di antiparassitari, pesticidi ed erbicidi nell’agricoltura e riciclando i rifiuti. Occorre quindi passare,m secondo i vari movimenti ecologisti, ad un nuovo modello di sviluppo sociale, in cui vengono utilizzati nuovi materiali per la costruzione delle città, nuove forme di produzione agraria con l’obiettivo di ridurre sia l’inquinamento che lo sfruttamento delle risorse naturali già di per sé inadeguate. Ovviamente, quando noi parliamo di ecologismo, non dobbiamo pensare ad un unico blocco di pensiero, in realtà ci sono in esso due tendenze principali: quella riformista e quella fondamentalista insieme ad altre tendenze meno emergenti.
La tendenza riformista si propone di ottenere dei cambiamenti, anche tramite lo strumento legislativo per limitare i danni del sistema. Uno dei principali ideologi di questo filone è stato l’americano Commonner, il quale nel suo testo “Il cerchio da chiudere” degli anni ’70, proponeva lo sviluppo di quelle tecnologie che dovevano soddisfare sia l’ecosistema che l’industria. Quindi l’ecologismo riformista non è contrario alla tecnologia in se stessa, ma a quella che non tiene conto dell’insieme dell’ecosistema. Generalmente in Europa, in modo particolare in Italia e in Germania, i vari movimenti del “verdi” si ispirano normalmente all’ecologismo riformista. Invece il filone fondamentalista esprime un’avversione alla tecnologia. Secondo Evan Illich, recentemente defunto, sacerdote cattolico che da anni si era autosospeso dal suo ministero pastorale, la crisi moderna consiste nella situazione che la macchina si è sostituita all’uomo e gli strumenti si sono sostituiti ai fini; per cui è un “implacabile processo di asservimento del produttore e di intossicazione del consumatore”. Per Illich ci si può servire degli strumenti solo ribaltando la struttura profonda che regola il rapporto tra l’uomo e lo strumento, creando una economia conviviale, cioè un reticolo di piccole unità, poco complesse e a basso contenuto energetico, in relazione armonica con l’ecosistema. Altro famoso esponente dei fondamentalisti è uno dei massimi ideologici del new age: F. Capra per il quale la crisi ecologica è stata causata dal prevalere nella scienza della visione meccanicistica del mondo cartesiana e newtoniana.
Capra si rifà quindi alla dottrina orientale del Tao che non considera il mondo come un insieme di oggetti esterni all’uomo, composti dagli atomi, ma considera il pianeta come un organismo vivente, dove l’uomo non si distingue più dal mondo fisico. Ovviamente tale visione solistica si oppone alla visione cristiana del cosmo che è antropocentrica. Per l’ecologismo fondamentalista, al centro vi è non l’uomo, ma la biosfera, e tale biocentrismo diventa la norma della morale. In conclusione il giudizio della Chiesa cattolica sui vari movimenti ecologisti, è assai complesso e diversificato, infatti vi sono molti aspetti che il cattolicesimo apprezza e condivide, ma su determinati punti vi è divergenza perché contraddicono la visione che la fede cristiana ha dell’uomo e della natura. Il cristianesimo considera la creazione come opera di Dio, che resta sempre il Signore del creato, cosicché l’uomo non ne diventa mai il padrone assoluto, ma riceve da Dio il mondo come un dono per il suo bene e, affinché come collaboratore di Dio, lo porti a compimento nel migliore dei modi. Per la teologia cristiana, le cose create sono il segno di Dio e ne portano l’impronta, ed è proprio attraverso di esse che l’uomo naturale, senza una particolare rivelazione divina, sperimenta la bontà e la bellezza di Dio. Scrive san Paolo nella Lettera ai Romani: “Dalla creazione del mondo in poi le perfezioni invisibili di Dio possono essere contemplate con l’intelletto delle opere da Lui compiute, come la sua eterna potenza e divinità” (Rom 1, 20). Il creato non ha solo una valenza economica, pragmatica e utilitaria, ma ha anche un valore religioso ed estetico, cioè attraverso la sua contemplazione l’uomo si deve elevare spiritualmente e filosoficamente alla divinità. Allora la devastazione ecologica e l’avvilimento della natura sono per i cristiani quasi un sacrilegio, cioè una grave profanazione di quel tempio di Dio che è il creato e rientra nella categoria morale di peccato sociale. A tale riguardo da pochi anni la Conferenza episcopale italiana ha stabilito in tutte le parrocchie una giornata nazionale di sensibilizzazione per il rispetto del creato.
Riguardo poi al concetto di natura, l’ecologismo ha una fortissima accentuazione della sua divinizzazione, con il rischio di tornare a forme di panteismo pagano secondo le quali la natura era piena di dei e devas. Per la fede cristiana la natura è creatura di Dio ma non è una emanazione divina. Dio per i cristiani non si identifica nella natura, ma la trascende infinitamente. Inoltre, l’ecologismo presso alcuni gruppi è presentato come un messaggio messianico di salvezza, quasi una religione secolare che salva l’umanità dai disastri causati dalla tecnologia. Per la fede cristiana, la salvezza è di ordine religioso, trascendentale, ed è anzitutto liberazione dell’uomo dalla morte e dal peccato ed è partecipazione, tramite Cristo, della vita di grazia trinitaria. Inoltre, come ho già sottolineato, alcuni gruppi ecologisti sono eccessivamente catastrofici, a questo riguardo il premio Nobel, autore del film “Una scomoda verità” forse in buona fede sta creando una situazione di terrorismo psicologico delle masse. Infine l’ecologismo è biocentrico, perché per esso l’uomo fa parte della natura, ed è un vivente, alla pari con gli altri viventi. Il cristianesimo invece è antropocentrico perché pone l’uomo al centro e al vertice della creazione, è vero che l’uomo fa parte della natura sotto l’aspetto biologico-corporeo, ma si distingue da esso per quello spirituale, perché, a differenza degli altri esseri viventi, l’uomo è dotato di libertà, intelligenza e coscienza. Gli animali, secondo la dottrina cattolica, non essendo persone, non possono essere soggetti di “diritti”, ovviamente essendo creature di Dio, vanno considerati con amorevolezza e non sottoposti a sofferenze inutili. Un cattolico potrebbe essere benissimo allora contro la caccia, quando questa sia non più un bisogno di vita alimentare indispensabile, ma solo una forma di passatempo e di svago. Tutta la creazione è stata fatta da Dio per il bene dell’uomo, affinché egli se ne serva non solo per la sua vita e le sue esigenze materiali, ma soprattutto per la sua evoluzione spirituale.

Don Marcello STANZIONE